Il mito delle origini, revival celtico e cultura iniziatica

Il mito delle origini, revival celtico e cultura iniziatica

Il rapporto tra Druidismo e Massoneria costituisce uno dei capitoli più affascinanti e più controversi della storia dell’esoterismo occidentale. L’espressione “Druidismo massonico” può tuttavia risultare ambigua: non designa un’unica tradizione storica, ma comprende almeno tre fenomeni distinti. Da un lato vi sono le interpretazioni massoniche che hanno ricercato nei Druidi una possibile origine della Libera Muratoria; dall’altro il revival druidico sviluppatosi tra XVIII e XIX secolo, spesso influenzato dall’ambiente delle società iniziatiche e fraterne; infine, gli ordini moderni che hanno esplicitamente combinato terminologia druidica e forme organizzative di tipo massonico. Per comprenderne la natura è quindi necessario distinguere la storia dei Druidi antichi dalla loro successiva reinvenzione.

Le fonti antiche descrivono i Druidi come membri di un’élite religiosa e intellettuale delle società celtiche, presenti soprattutto in Gallia e Britannia. La documentazione è però indiretta: proviene prevalentemente da autori greci e romani e, per sua natura, non consente di ricostruire un sistema rituale druidico completo. La moderna ricerca storica ha pertanto ridimensionato molte rappresentazioni ottocentesche dei Druidi, che li descrivevano come custodi di una sapienza iniziatica universale. Ronald Hutton e altri studiosi hanno mostrato quanto l’immagine moderna del Druido sia il risultato di una lunga interazione tra testimonianze antiche, antiquarianismo, nazionalismo culturale ed invenzione letteraria.

È soprattutto nel Settecento che il Druidismo comincia a essere reinterpretato in chiave esoterica. L’età dell’Illuminismo non fu infatti soltanto l’epoca del razionalismo: fu anche un periodo di intensa curiosità per le religioni antiche, i misteri, l’ermetismo e le tradizioni considerate «sapienziali». John Toland, figura importante nella cultura radicale inglese, contribuì alla diffusione di una concezione della religione antica fondata sulla distinzione tra dottrine esoteriche ed essoteriche. Il suo Clidophorus del 1720 divenne significativo anche per la cultura massonica settecentesca, nella quale la distinzione tra conoscenza riservata agli Iniziati e insegnamento pubblico acquisì una particolare rilevanza.

Proprio in questo clima nacque l’idea di una curiosa continuità tra la sapienza druidica e la Massoneria. Alcuni autori massonici sostennero che i Druidi avessero posseduto rituali, simboli e conoscenze successivamente acquisiti e conservati dalla Libera Muratoria. Il problema è che queste affermazioni raramente poggiano su una documentazione storica verificabile. La stessa letteratura massonica antica presenta spesso il rapporto come una congettura o una semplice tradizione. Nel Settecento e nell’Ottocento la somiglianza tra strutture iniziatiche, l’uso di simboli, un contesto di segretezza e l’aspetto di organizzazione fraterna veniva facilmente interpretata come prova di una comune origine. La storiografia contemporanea considera invece tali analogie insufficienti a dimostrare una filiazione diretta.

Un caso particolarmente interessante è quello di William Stukeley, antiquario inglese e membro della Massoneria, che studiò Stonehenge e Avebury interpretandoli attraverso la visione del Druidismo. La coincidenza cronologica tra i suoi interessi antiquari, la sua appartenenza massonica e la crescente popolarità dell’immaginario druidico mostra come i due mondi potessero incontrarsi culturalmente, ma senza che ciò implichi una continuità istituzionale dall’antichità. La ricerca sul Newton Project ha sottolineato proprio questa sovrapposizione di interessi, evidenziando al tempo stesso l’assenza di prove documentarie sufficienti per stabilire una discendenza druidica della Massoneria.

William Winwood Reade

Ad esempio William Winwood Reade (26 dicembre 1838 – 24 aprile 1875) è stato un filosofo, storico, antropologo ed esploratore scozzese, nato a Crieff nel Perthshire in Scozia. Il suo libro più noto The Martyrdom of Man, è stato un controverso studio di libero pensiero sulla storia del mondo. Autore interessato ai legami esistenti tra Druidismo e Massoneria, come si può leggere in Vestiges of Druidism in the Emblems of Freemasonry (1861). Esistono alcuni indizi che suggeriscono una sua possibile appartenenza alla Massoneria, sebbene al momento non vi sono prove definitive in tal senso.

The Veil of Isis

Nel XIX secolo il fenomeno assume una dimensione ancora più articolata. Il revival celtico e gallese, l’attività di antiquari e poeti e la riscoperta delle tradizioni bardiche contribuirono alla formazione di nuove istituzioni druidiche. La Gorsedd gallese, per esempio, si sviluppò nel contesto del revival culturale e letterario del Galles. In questo ambiente le forme rituali, le cerimonie pubbliche, i gradi e l’uso di titoli come «Arcidruido» contribuirono a costruire una religiosità e una cultura simbolica moderne, più che a conservare intatta una religione celtica antica. La storiografia sui Druidi insiste dunque sulla necessità di parlare di revival druidico o neo-Druidismo quando si descrivono queste realtà moderne.

Nel 1874 il desiderio del Fr∴ Robert Wentworth Little di cercare misteri nascosti ed il “recupero dell’antica saggezza” all’interno di un circolo chiuso di intimi lo incoraggiarono a fondare The Ancient and Archaeological Order of Druids, volto a studiare le connessioni tra la Massoneria e la tradizione druidica. Esso segue una linea di discendenza che ha avuto origine dall’Universal Order of Druids.

È importante inoltre distinguere il Druidismo dalla Massoneria propriamente detta, in un periodo che seguiva le mode dell’epoca. Ad esempio l’Ancient Order of Druids, fondato a Londra nel 1781, adottò una struttura fraterna e ritualizzata e utilizzò l’immaginario dei Druidi; ciò non significa però che fosse una continuazione della religione druidica antica né che fosse semplicemente un ramo della Massoneria. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento comparvero poi organizzazioni che accentuarono ulteriormente la dimensione iniziatica e simbolica. Tra queste si trovano anche Ordini esplicitamente definiti “massonici”, come l’Ancient Order of Masonic Druids in America, fondato nel 1912. La letteratura sul neo-Druidismo documenta quindi un processo di progressiva ibridazione tra fraternità e ritualità iniziatica con l’immaginario celtico.

Nel suo lavoro di revisione il Fr∴ Kenneth C. Jack ha notato una serie di informazioni curiose relative all’Order of Druids nel 1717:

Secondo una storia raccontata da MacGregor Reid, “John Toland, il giorno dell’equinozio d’autunno del 1716 a Primrose Hill, (dove ebbe inizio il Gorsedd gallese dei bardi), convocò i druidi per riunirsi all’Apple Tree Tavern, Covent Garden, Londra, un anno e un giorno dopo, e che la riunione che formò An Druidh Uileach Braithreachas, ovvero il Circolo Druidico del Legame Universale, ebbe luogo il 22 settembre 1717 con rappresentanti di Londra, York, Oxford, Galles, Cornovaglia, Isola di Man, Scozia, Anglesey, Irlanda e Bretagna.”

Come ben sanno gli appassionati di storia massonica, la Apple Tree Tavern fu il luogo in cui si tenne la riunione del 1716 delle quattro Logge che in seguito confluirono nella Gran Loggia d’Inghilterra, dopo il celebre incontro del 21 giugno 1717.

È possibile un “collegamento” tra il Druidismo e la Massoneria, o sto semplicemente incappando nella “fallacia del cecchino del Texas”? Penso quindi che sia più probabile che coloro che erano interessati alla Massoneria fossero anche coinvolti in vari altri gruppi o organizzazioni insolite dell’epoca.

(Kenneth C. Jack)

La relazione con la Massoneria deve infine essere collocata nel più ampio fenomeno della costruzione delle «tradizioni delle origini». La Massoneria stessa sviluppò, soprattutto nel Settecento e nell’Ottocento, genealogie simboliche che la collegavano a Salomone, ai Templari, ai misteri antichi, ai Pitagorici e ad altre tradizioni. La storiografia moderna ha mostrato che tali genealogie hanno spesso un valore identitario e simbolico maggiore di quello propriamente storico. Anche la ricerca sulla Massoneria sottolinea la necessità di separare le narrazioni interne all’Istituzione dalle prove documentarie.

In questo senso, il Druidismo massonico è particolarmente significativo non perché dimostri l’esistenza di una segreta continuità fra Druidi antichi e Massoni moderni, ma perché permette di osservare come le società iniziatiche moderne abbiano costruito il proprio passato. Il Druidismo forniva un repertorio potentemente evocativo: Natura, sapienza sacerdotale, mistero, conoscenza riservata, ciclo cosmico e antichità britannica. La Massoneria offriva invece una struttura rituale e associativa capace di trasformare tali elementi in una forma organizzata di esperienza simbolica.

La conclusione più prudente, dunque, è che non esistono solide prove storiche di una discendenza diretta della Massoneria dai Druidi. Esiste però una documentata storia di appropriazione, reinterpretazione e dialogo simbolico tra Druidismo e cultura massonica, particolarmente intensa dall’età dell’Illuminismo in poi. Il «Druidismo massonico» va quindi studiato soprattutto come fenomeno di storia culturale e delle religioni: un esempio di come l’Occidente moderno abbia reinventato l’antichità per rispondere a esigenze contemporanee di identità, spiritualità ed appartenenza.

Fr∴ Arielo (Unus Ex Nobis)

Per maggiori informazioni:

  • Cunliffe, Barry, Druids: A Very Short Introduction, Oxford: Oxford University Press, 2010.
  • Evans, D. Ellis, “Druids as Fact and Symbol”, Antiquity 43, n. 170 (1969): 91–98.
  • Hutton, Ronald, The Druids, London: Hambledon Continuum, 2007.
  • Hutton, Ronald, Blood and Mistletoe: The History of the Druids in Britain. New Haven: Yale University Press, 2009.
  • Piggott, Stuart, The Druids. London: Thames and Hudson, 1968.
  • Stevenson, David, The Origins of Freemasonry: Scotland’s Century, 1590–1710, Cambridge: Cambridge University Press, 1988/2001.
  • Stępień, Maciej B., “The Key to Enlightenment: John Toland’s Clidophorus and His Grand Theory of the Esoteric and Exoteric Doctrines” Roczniki Kulturoznawcze 11, n. 2 (2020).
  • Bullock, Steven C., Revolutionary Brotherhood: Freemasonry and the Transformation of the American Social Order, 1730–1840, Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1996.
  • Del Solar, Felipe Santiago, “El rito escocés antiguo y aceptado. Un balance historiográfico”, REHMLAC+ 14, n. 2 (2022).
  • Kenneth C. Jack, “Druidism and Freemasonry”, The Square Magazine, December 2022.
  • Nichols, Ross, The Book of Druidry, pp. 76-113, Thorsons, 1992.