Quando ero Re e Costruttore, un Maestro conosciuto ed esperto, preparai il piano per un palazzo, degno dell’arte di un Re; e così decretai.
Scavai le fondamenta e sotto i sedimenti trovai le rovine di un antico palazzo, anch’esso opera di Re.
Non vi era più pregio nella forma, né alcuno ingegno nella pianta.
Alla rinfusa, senza costrutto, giacevano pilastri in rovina e brute muraglie in dissesto, ma su ogni pietra stava inciso: “Dopo di me, verrà un Costruttore, ditegli che anch’io ho conosciuto”.
Proseguendo veloce nelle tracciature e mentre l’opera mia cresceva da buone fondazioni, mi imbattevo in antiche pietre d’angolo e in altre squadrate che intagliavo e ripristinavo a nuovo.
Battendo a calce quei marmi, scaldando, impastando e spalmando; così presi e rimisi a mia foggia, quei doni, degli umili morti.
Eppure ciò, fu senza esaltazione, cosi come fu senza disprezzo, anzi, proprio smembrando quelle fattezze, dilaniate e rase al suolo, io lessi nel fondo del cuore di quell’antico Costruttore; come egli è assorto e tramontato.
Conobbi, nel volto del progetto, la forma del sogno che avea in petto.
Quando ero Re e Costruttore, nel pieno mezzo dì del mio splendore, mi giunse una parola dalle tenebre, sussurrando mi chiamarono a parte: “Ti è vietato terminare l’Opera, mi fu detto, il tuo dovere è compiuto, come fu per l’altro, così resterà il tuo palazzo”; maceria per un nuovo Costruttore.
Gli uomini chiamai via dal cantiere, dalle cave, dai banchi e dalle gru, tutto quello che avevo costruito, lasciai con fede agli anni infedeli.
Ma in ogni legno e in ogni pietra, incisi: “Dopo di me verrà un Costruttore, ditegli che anch’io ho conosciuto…”
Montaggio video da The Pillars of the Earth (2010)
